Vacanze d’estate, calano le presenze negli hotel

spiaggia-mare-ispica-6Il turismo italiano non sta vivendo una fase brillante. Se si considerano quelle che sono le straordinarie potenzialità del nostro Paese, i dati hanno una valenza doppiamente negativa, anche se la situazione non è catastrofica e il settore, che crea milioni di posti di lavoro, tutto sommato tiene.

A incidere negativamente sulla situazione è stato anche il maltempo, che ha ridotto il numero dei giorni buoni per andare in vacanza in questa estate. Il settore turistico e alberghiero, ricorda Tgcom, ha fatto registrare perdite di posti di lavoro. Non solo sono stati assunti meno stagionali del solito, ma anche persone a tempo indeterminato hanno perso l’occupazione, calata del 2,9%.

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, spiega come “la stagnazione dei mercati turistici nel Belpaese sia diventata quasi un fenomeno cronico”. Come riporta Tgcom, il manager ritiene necessarie “misure non convenzionali come la riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro, l’aumento del massimale per i pagamenti in contante, la semplificazione delle procedure per il rilascio dei visti turistici e promozione, promozione, promozione del Belpaese nel mondo e nell’Italia stessa”.

Secondo l’esperto di turismo c’è da essere preoccupati: “Il risultato tristemente negativo arriva dopo anni di risultati negativi assommatisi gli uni agli altri nel tempo, e fa suonare il campanello d’allarme per uno dei principali settori economici del Paese”.

Se la domanda interna di hotel, viaggi e vacanze è andata indietro notevolmente, il numero di turisti stranieri è cresciuto nettamente. Venezia, il Colosseo, Pompei, Firenze, Taormina, le isole, i vulcani, le spiagge, rappresentano ancora attrazioni a cui non si riesce a rinunciare, nonostante la crisi e la forza della nostra moneta, l’euro.

Gli studi di Federalberghi dimostrano come le presenze negli hotel siano, nel complesso, calate sia a luglio, sia ad agosto. Questo, come detto, a causa del fatto che gli Italiani spendono meno per i servizi turistici. I dati sulla disoccupazione giovanile, giunta ormai, al 44%, spiegano in gran parte la ragione.

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